Omar Sosa è uno di quei nomi che non hanno bisogno di molte presentazioni. Il compositore e pianista cubano, classe 1965, nominato sette volte ai Grammy, è uno dei jazzisti più versatili e completi della sua generazione. È stato capace di fondere mirabilmente un’estesa gamma di elementi jazz, di world music e di elettronica con le sue radici afrocubane, riuscendo a creare una sonorità fresca e originale, dal forte sapore latino, ma lasciando sempre grande spazio all’improvvisazione. La carriera di Sosa incarna la mentalità aperta di un artista giramondo (ha vissuto nel nord e nel sud America, a Cuba ed in Spagna) e visionario, che ha lavorato incessantemente per cercare di costruire una visione musicale coerente e personale, davvero cosmopolita. Oltre una ventina di dischi da leader in circa un quarto di secolo di attività professionale parlano da soli. Dentro una così nutrita ed interessante produzione musicale, vi sono ben sei album di piano–solo (l’ultimo, “Senses”, è del 2014) – formula che ancor oggi forse predilige – ma anche dei magnifici duetti con il trombettista Paolo Fresu – è un duo collaudatissimo il loro, ad esempio in «Eros» (2016) e in “Food” (2023)– qualche lavoro orchestrale e anche il Quartetto Afrocubano, interamente composto da suoi connazionali, con cui nel 2015 ha inciso “Ilé”, lavoro decisamente riuscito e suggestivo.

web: http://omarsosa.com/

Il suono e lo stile unico di Omar Sosa si sposano perfettamente con le percussioni multicolori e multiformi (tamburi Bata, congas, bongos, quitiplas, maracas, guiro, piatti e altro) del percussionista venezuelano Gustavo Ovalles. Il sodalizio artistico tra i due nasce nel 1999, ed è alla base anche dell’album “Ayaguna”, uscito nel 2003, registrato nel corso del concerto tenuto il 25 luglio del 2002 al Motion Blue di Yokohama (uno dei club giapponesi aderenti al prestigioso circuito internazionale Blue Note). Il titolo del disco, “Ayaguna”, si ispira direttamente ad una pratica religiosa della cultura Yoruba dell’Africa Occidentale conosciuta a Cuba come Santeria.

Gustavo Ovalles. Il maestro percussionista afrovenezuelano Gustavo Ovalles è nato a Caracas nel 1967. Come artista e professore, Gustavo ha viaggiato in tutto il mondo con i suoi strumenti tradizionali che includono maracas, culoepuya, quitiplas e bata drums. Con il pioneristico progetto di Omar Sosa Roots Trilogy, Gustavo ha calcato diversi importanti palchi in Europa, Giappone e Stati Uniti. Ha inoltre partecipato al l’album di Sosa, “Sentir”, nominato ai Grammy. Attualmente vive un po’ in Francia e un po’ in Venezuela.

web: http://gustavo.ovalles.free.fr/

CONCERTO-SPETTACOLO di e con

Spettacolo, in forma di concerto, sulla vita di Rosa Balistreri. Attraverso le canzoni e alcuni brani recitati, vi proponiamo la storia e le emozioni di una donna che si è affrancata dalla miseria e dalla violenza attraverso il canto, portando nella sua arte e nella sua pelle la disperazione dei reietti e il riscatto dei poveri cristi.

Rosa Balistreri è uno di quei personaggi che appartengono all’immaginario più profondo della mia terra d’origine, la Sicilia. Rosa è un’icona della Sicilia, anche se – come molti siciliani – fu costretta ad emigrare e vivere lontano dalla sua terra. Nata da famiglia poverissima alla ne degli anni ‘20, lei, semianalfabeta, riuscì a riscattarsi dalla sua condizione di miseria e diventare amica di grandi come Guttuso, Sciascia, Buttitta e Amalia Rodriguez (per citarne alcuni), incarnando un modello di donna che non si arrende e che lotta per la propria emancipazione. Un’icona che rappresenta in maniera forte il rapporto difficile, che molti siciliani, hanno nei confronti della loro amata terra. Lo spettacolo è costituito dalle canzoni di Rosa Balistreri, accompagnate da alcuni racconti che riguardano la sua biografia.

Attrice-cantante, regista, autrice, pedagoga, diplomata alla Scuola Internazionale di Teatro “Il Circo a Vapore”, specializzata in Pedagogia Teatrale all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, laureata con lode in Storia del Teatro e dello Spettacolo all’Università La Sapienza di Roma con una tesi su Dario Fo. Ha incontrato nella sua formazione e nella sua carriera artistica artisti diversi: Carlo Quartucci, Emanuel Gallot-La Vallée, Cathie Marchand (Living Theatre), Fabio D’Avino, Solene Fiumani, Hal Yamanouchi, Claudia Contin, Laura Curino. Ha lavorato con Cirque du Soleil, Mimmo Cuticchio, Gabriella Aiello, Maria Rosaria Omaggio. Collabora stabilmente con Wladimir e Yury Olshanski e con Lucilla Galeazzi. Siciliana di origini, vive e lavora a Roma. Nel 1996 fonda la Compagnia il NaufragarMèDolce di cui cura la direzione artistica e con la quale produce, dirige e recita i propri spettacoli. Dal 1998 esercita anche l’attività di docenza in laboratori teatrali per allievi adulti e nelle scuole per ragazzi e bambini. Dal 1999 è Clown Ospedaliero membro di SOCCORSO CLOWN. Dal 2000 partecipa a diverse ction per la tv e ad alcune trasmissioni radio. Come autrice di teatro riceve diversi premi tra i quali: Finalista Premio Ustica per il Teatro 2007, Premio Microfono di Cristallo (RadioRai 2008), Finalista Premio le Voci dell’Anima 2017.

Dal 1998 al 2004 suona sarmonica, pianoforte e tastiere col cantautore Luca Faggella (premio Tenco 2002) in festival e rassegne musicali in tutta Italia. Nel novembre del 2002 partecipa all’iniziativa Salaam Baghdad a Bakuba e Baghdad organizzata dall’associazione “Artisti contro la guerra”, con Goran Kuzminac, Il parto delle nuvole pesanti ed altri artisti, da cui viene tratto il film “Sotto il cielo di Baghdad”. Dal 2005 al 2007 ha suonato fisarmonica e pianoforte con Simone Cristicchi in vari premi e nei tour dello spettacolo “Centro di igiene mentale”. Dal 2001 collabora con la cantautrice Momo. Dal 2006 al 2020, con mandolino e fisarmonica, ha suonato nella Bandajorona, di cui è anche co-autrice delle musiche. Ha collaborato col gruppo Piccola Banda Ikona, esibendosi in Italia, Lisbona, Sarajevo e Andalusia. Dal 2013 suona ne Le Romane, quartetto guidato dalla cantante Raffella Misiti. Nel 2021 è nel trio di Lucilla Galeazzi. Nel 2022 suona con Piero Brega. Ha collaborato anche con Acustimantico, Ardecore, H.E.R., Indaco.

Nel 1874 la grande attrice italiana ADELAIDE RISTORI intraprese la famosa tournée artistica denominata ‘il giro del mondo’. Il viaggio per mare, che durò venti mesi e diciannove giorni, fu il più grandioso che mai abbia compiuto una compagnia teatrale. Il bisnonno di Corrado, Marco Piazza, era ‘primo attor giovane’. Le sue preziose lettere ai genitori, raccolte e pubblicate nel 1948, rappresentano la memoria storica fedele di trionfi dalle proporzioni mai più raggiunte ma anche la diretta testimonianza di un’avventura epica, unica.

Da qui le suggestioni suscitate dalla lettura: l’incontro con differenti culture, gli approdi difficili, i pericoli di una natura madre e matrigna, l’umanità dei passeggeri. Rachele e Roberto leggono le stesse lettere. Sono trascorsi anni dal loro ultimo incontro.

Col tempo hanno acquisito esperienze musicali differenti male forti sensazioni suscitate dalla lettura li ispira e li riavvicina. L’immaginario di quella traversata in mare porta improvvisamente i tre musicisti a ritrovarsi dopo vent’anni sul ponte della nave a vapore “Lusitania” con sentimenti contrastanti: passeggeri o sopravvissuti?

Inizia così il loro “viaggio” musicale: un’avventura ricca di sonorità, ritmi e melodie, il cui risultato mette insieme tradizione e nuove composizioni, consuetudine ed originalità, passato e presente, integrando le musiche del territorio in cui vivono, il Veneto, con quelle affini di altri Paesi.

Bandonina – Concertina – Canto – Tamburo

www.archedora.com

Musicista, arrangiatore e compositore. Laureato in Ingegneria con studi specifici sulla musica elettronica conseguiti presso il conservatorio Pollini di Padova. Ha svolto una quasi ventennale attività concertistica come membro del gruppo di musica tradizionale “Calicanto”. Ha fondato nel 2000 assieme a Rachele Colombo il gruppo di musica veneta “Archedora”.

Canto – Chitarra – Percussioni – Looper

www.rachelecolombo.com

Cantante, polistrumentista e compositrice eclettica. Interprete di canto popolare, si dedica alla studio, riproposta e innovazione della musica veneta; compone musiche di scena per la danza, cinema, teatro. Cantautrice “r-esistente”, si occupa di diritti umani, rispetto dell’ambiente, progetti di genere e per l’infanzia. Già membro di Calicanto (’94-’99), nel 2016 le viene assegnato, per la musica tradizionale italiana, il Premio Città di Loano.

Organetto – Mandola – Canto – Tamburello

www.robertotombesi.com

Architetto, etnomusicologo, insegnante, polistrumentista e cantante. Nel 1981 ha fondato col fratello Giancarlo lo storico ensemble Calicanto contribuendo a livello internazionale a diffondere e rivitalizzare la musica di tradizione e di ispirazione veneta. Ha pubblicato numerosi cd e libri e ha ideato, promosso e diretto innumerevoli progetti ed eventi culturali.

regia di Vito Signorile

Testi di Davide Ceddìa

Musiche originali di Davide Ceddìa e Roberto Baratto

Disegno luci di Danilo Milillo

Impianto scenico di Michele Iannone

Produzione Gruppo Abeliano

Canzoni, fatterelli misteriosi, fulminanti osservazioni, leggende metropolitane, spassosi stornelli notturni, riflessioni profonde sulla contemporanea condizione dell’uomo, mixate con sagacia in un racconto di straordinaria contemporaneità dove la musica si fa parola e la parola si fa musica.

“E se fossi un ghirigòro?” è l’autoironico punto interrogativo di un uomo in attesa di risposte bizzarre nascoste dietro il sipario o dietro il glissato di una corda di chitarra.

Senza alcun confine di strumenti e canoni espressivi, l’autore e chitarrista Davide Ceddìa, coadiuvato dal pianista Roberto Baratto, sfodera tutta la sua arte di cantante, attore e umorista del web con i suoi giochi di parole, domande filosofiche e grotteschi scioglilingua, a mascherare una solitudine crudele e a tratti malinconica col quel riso spesso amaro che da sempre caratterizza i clown.

Tre donne provenienti da culture etniche e musicali differenti. Tre artiste di spicco della World Music italiana, più un polistrumentista iraniano un producer di musica elettronica. Dall’Iran alla Campania, dalla Valle d’Itria al Salento, e poi oltre. Attraverso un processo di astrazione dagli elementi originari delle rispettive tradizioni, Hysterrae crea un viaggio ipnotico in cui voci, percussioni, melodie e circolarità generano una trance femminea.

L’album di debutto “Hysterrae” porta il nome del gruppo per evidenziarne il concept originario: “Hyster” indica il ventre materno in greco antico, in questo caso il ventre della Terra (“terrae” in latino). Il suono supera il concetto di confine fra gruppi etnici, portando un messaggio forte: c’è una nuova vita, una nuova consapevolezza di essere tutti parte di un’unica grande ospite: Madre Terra. Ritmi percussivi e polifonie vocali evocative incontrano elementi di dub e EDM, riportando gli ascoltatori a un rituale, radicato sia in tempi antichi che nella tribalità elettronica del sound contemporaneo.

Prodotto dalla label Linfa, l’album è distribuito da Absilone / Believe Music, con il contributo di NuovoImaie / Nuove Produzioni Discografiche 2022/2023

Mundial è un progetto di Carmine Tundo, Roberto Mangialardo e Alberto Manco, tre musicisti salentini da sempre attivi nel circuito indipendente musicale italiano. Nel 2020 decidono di dar vita ad un nuovo progetto, nato dalla necessità di sperimentare un percorso sonoro che parta dalle radici della musica pugliese fino ad arrivare alle nuove frontiere dell’elettronica moderna.
Da qui l’idea di Mundial, un laboratorio sonoro e visivo, un ponte tra passato e futuro, che recupera le storie e le filastrocche recitate dai nonni e le inserisce in un contesto sperimentale, fondato su un sound creato partendo dai campionamenti dei suoni del paesaggio pugliese, editati e trasformati in pattern ritmici.

Il primo lavoro discografico della band è Scercule, termine salentino che indica piccoli oggetti di uso comune di varia tipologia (cianfrusaglie), che verrà pubblicato giovedì 7 ottobre 2021 su tutti gli store digitali, prodotto con il sostegno di Puglia Sounds per l’etichetta luovo e distribuito da Artist First. Nello stesso anno parte lo “Scercule Tour” che li vedrà esibirsi in più di 100 concerti in tutta Italia, suscitando enorme curiosità tra la critica e gli addetti ai lavori per la commistione tra tradizione e futuro.

Nel 2021 inoltre approdano in Rai, nella Backing band del programma “Tonica” in onda su RAI 2 e “Meraviglioso Modugno” in onda su Rai 1, dove Carmine Tundo ricopre anche il ruolo di responsabile musicale.

Incognito Familiare: dall’improvvisazione la canzone antica.

Piano recital

Un piano recital che partendo da composizioni istantanee, improvvisazioni che preludono, senza soluzioni di continuità, a brani della tradizione classica napoletana, si scioglie in un flusso musicale che va dalla ricerca alla rivelazione.

Paolo Maggi nasce nel 1964, e comincia a mettere le mani su una tastiera su invito paterno verso la fine del 1972. Dopo anni ed anni di musica sul pianoforte (prima esibizione on stage nel 1984, If pub, Altamura) e di pratica improvvisativa, agli inizi degli anni 2000 comincia a mettere mano a brani di sua composizione. Nel 2008 crea una sorta di etichetta super indipendente per piccole produzioni, la Discobolo Records (per un lancio del disco). Musica per trio (Vietato Sedersi, Tempi Duri), musica originale per piano solo (Musiche sull’orlo di un esaurimento, 2010, No profit in patria, 2014, Short Piano Works, 2020), studi sulla canzone napoletana (Grazie Murolo, 3 vol. 2011\13) e su George Gershwin (My Gershwin 1 e 2, 2016\18), duetti con chitarra classica (Stefano Mirandola, Miraggi, 2014) ed elettronica (Fabio Iaci, Mercurio para dos, 2011), e un Pino Daniele strumentale con 23 musicisti (Pino revisited, 2022, uscito con Suoni della Murgia). Nel 2024 il cd The Groove Sessions (piano, batteria e percussioni) è stato pubblicato dalla Barly Records.

This is just me

Vincenzo Cipriani, musicista pugliese (compositore, pianista e organista), si è diplomato con il massimo dei voti in organo, composizione organistica e pianoforte principale presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari; inoltre si è diplomato presso il Conservatorio di Monopoli in musica jazz. E’ docente presso il Conservatorio “E.R. Duni” di Matera per i corsi di I° e II° livello accademico nelle seguenti discipline: piano jazz, ear training, ritmica della musica contemporanea, lettura cantata e ritmica, arrangiamento corale, armonia.

E’ stato eletto, dal collegio dei docenti del Conservatorio E.R. Duni di Matera, consigliere accademico per il triennio 2023/2026 risultando il candidato più suffragato. Ha ricoperto il medesimo ruolo per il triennio accademico 2008/2011. E’ stato RSU per il triennio 2005/2008. Ha partecipato alla stesura dello statuto del Conservatorio di Matera a seguito della riforma dei conservatori italiani L.508 del 1999. E’ stato referente, per il Conservatorio Duni di Matera, per il rapporto con i licei musicali e le scuole di secondo grado. Ha coordinato, presso l’area imbarchi dell’aeroporto “Karol Wojtyla” di Bari, la rassegna musicale “Bruna on my mind “ organizzata dalla Fondazione Matera – Basilicata 2019, Aerooporti di Puglia e Conservatorio di Matera. E’ stato Presidente del Rotary Club Altamura Gravina in P. per l’anno rotariano 2022/2023. E’ project manager di MOTIVE progetto vincitore del bando EUROPA CREATIVA 2023 il cui tema è la contaminazione tra musica popolare e nuovi linguaggi. Il bando di EUROPA CREATIVA prevede la cooperazione europea tra enti culturali, artistici e musicali della Lithuania, Polonia e Italia.

Per conto del Teatro Mercadante S.R.L. di Altamura ha redatto, progettato e curato la direzione artistica della rassegna multidisciplinare di 12 eventi METAMORPHOSIS. (23 Ottobre 2021-27 Marzo 2022) Lo stesso è risultato vincitore dell’AVVISO PUBBLICO “CUSTODIAMO LA CULTURA IN PUGLIA 2021” Misura di sviluppo a sostegno dello spettacolo dal vivo e delle attività culturali”. La rassegna ha visto la partecipazione di: Alessio Boni, Marcello Prayer, Fabrizio Bentivoglio, Tullio De Piscopo, Silvio Orlando, Francesco Libetta, Ivano Marescotti, David Riondino, spettacoli di Teatro Danza Contemporanea, l’Orchestra da Camera del Teatro Mercadante e Vincenzo Cipriani. La rassegna Metamorphosis ha previsto l’acquistato di apparecchiature di ultima generazione, in particolare caschetti ingrandenti digitali, in grado di favorire la partecipazione agli eventi in teatro di spettatori ipovedenti. Il Teatro Mercadante è risultando il primo teatro in Italia a favorire questa categoria di spettatori diversamente esclusi.

Dal 2000 al 2009 è stato ideatore e direttore artistico del concorso pianistico internazionale Premio Benedetto XIII (medaglia d’argento del Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi). E’ stato Direttore artistico della Fondazione Ettore Pomarici Santomasi di Gravina in P. Svolge intensa attività come arrangiatore e come organista in Italia e all’estero. Come consulente di arte organaria ha collaborato al restauro di svariati organi antichi e moderni curando il progetto finanziario e organario. Ha inaugurato e promosso il restauro dell’organo settecentesco “De Rosa” collocato presso la chiesa del Purgatorio di Gravina in Puglia. Ha inaugurato il restauro dell’organo settecentesco presso la Chiesa Madre di Mesagne. Ha inaugurato il restauro dell’organo Consoli presso la Cattedrale di Martina Franca. Collabora con la prestigiosa ditta “Organi Consoli” di Locorotondo inaugurando le nuove istallazioni.

Ha pubblicato tre cd di sue composizioni originali di cui due per piano e string orchestra, accompagnato dalla sua orchestra “Eclectic Inside project”, in crossover style: Weke music for piano & string (Velut Luna, 2010), Eclectic Inside (Farelive, 2018); il terzo cd, At Timeit is, per piano, batteria, basso elettrico, voce e viola, pubblicato il 25 Settembre 2018, è risultato vincitore del bando Puglia Sounds Records promosso dall’Agenzia regionale Puglia Sounds. Le sue composizioni si caratterizzano da uno stile che mira a contaminare il jazz con la musica accademica, il pop con il funky e la world music “crossover style”. Ha eseguito le sue composizioni originali collaborando in reading teatrali e concerti con Giancarlo Giannini, Michele Mirabella, Silvia D’Amico, Alessandro Haber e Daniele Parisi, Tullio De Piscopo, David Riondino, Israel Varela. E’ collaboratore artistico della società Beethoven ACAM di Crotone. Il 21 Giugno 2023 ha tenuto un concerto, accompagnato dal suo quartetto d’archi, presso la sala Paolina di Castel Sant’Angelo-Roma per la DIREZIONE MUSEI STATALI DELLA CITTA’ DI ROMA. A Febbraio 2023 ha tenuto un workshop presso l’università di Khartoum sul crossover style e una serie di concerti per l’Ambasciata Italiana a Khartoum. Inoltre durante il mese di Marzo ha tenuto una tournée a Nida (presso la casa/museo Thomas Mann e presso la concert Hall di Palanga) eseguendo le sue composizioni per pianoforte e violoncello.

Ha ideato svariati eventi musicali collaborando con Michele Mirabella (voce recitante), tra cui “L’oratorio di Natale, L’Oratorio della Pace e l’Unità d’Italia degli Emigranti presentato per la prima volta nel 2013 per la Compagnia della Musica di Roma Nel 2020 e 2021 ha tenuto svariati concerti in streaming, eseguendo le sue composizioni, per l’inaugurazione TDW (Tianjin international design week) e per l’inaugurazione del Italian Week promossa dall’Ambasciata Italiana di Pechino e dalla Tianjin Flight Cultural & Exchange Co. Durante l’estate 2021 ha tenuto un concerto in streaming per la Cina dal titolo “Aequinotium” prodotto dalla Orchestra della Magna Grecia, Puglia Sounds Producers e Tianjin Flight Cultural & Exchange Co. (Cina). Durante l’estate 2021 ha tenuto una tournèe, accompagnato dal suo gruppo “Cipriani trio & viola”, dal titolo AROUND THE MUSIC in cui ha eseguito le sue composizioni in diverse città italiane tra cui a Roma presso il Castel Sant’Angelo e presso il museo Ludovisi Buoncompagni. Nel 2020 ha inaugurato il Tolentino jazz Festival. Tra Novembre e Dicembre 2019 ha tenuto una tournèe in Norvegia (Oslo e Stavanger) e Lithuania (Nida, Palanga e Birstonas) accompagnato dal suo gruppo “Cipriani piano trio – viola & voice” presso prestigiose sale da concerto e jazz club. Tra Ottobre e Novembre 2018 ha tenuto 9 concerti di presentazione del cd AT TIMES IT IS insieme al suo gruppo jazz “Cipriani piano trio –viola & voice” riscuotendo grandi consensipresso Club, Associazioni musicali e rassegne jazz tra cui: Librerie Feltrinelli di Bari, Bebop di Roma, Urbino jazz, Salone degli specchi di Taranto, Biblioteca di Locate di Triulzi (Milano), Ass. Arteria di Matera, Società Beethoven di Crotone, etc…

Ha eseguito le sue composizioni per l’orchestra Sinfonica della città metropolitana di Bari nelle stagioni artistiche 2012, 2014, 2015, 2017, 2018. Ha eseguito le sue composizioni accompagnato da svariate compagini orchestrali, tra cui: Orchestra della Biblioteca di Alessandria d’Egitto, Orchestra del teatro di Stato di Klaipèda (Lithuania), Orchestra di Sant’Antonio di Coitè (Brasile), Orcherstra Philarmonica di Adijaman (Tutchia), Orchestra Joven Camerata de El Salvador, Orchestra del Conservatorio di Matera, El Sakia string orchestra (Cairo-Egitto), Orchestra della Magna Grecia di Taranto, Orchestra Orfeo Stillo di Crotone, Orchestra del Festival Mascagnano, etc… Ha tenuto dirette radiofoniche e televisive per Radio Rai 3, Rai 3 televisione, TRT (televisione di Stato Turca), LRT (Televisione di Stato Lithuana). Ha partecipato a svariati festival tra cui il Festival Duni accompagnato dall’orchestra della Magna Grecia di Taranto, Festival di Altomonte, Festival Mascagnano, Festival di Oristano.

Il gruppo Enerbia si dedica da anni all’interpretazione degli antichi repertori musicali italiani ed europei con una particolare attenzione ai rapporti fecondi tra la tradizione colta e quella popolare.

I progetti più recenti esplorano le connessioni tra la musica, il paesaggio e le arti senza dimenticare il centro della ricerca del gruppo ovvero la tradizione musicale di quella parte dell’Appennino Occidentale che è stata chiamata delle Quattro Province Dall’asta del fiume Po tra Lombardia ed Emilia, attraverso i passi appenninici, si giunge a Genova e al mare in un percorso dove quattro regioni – Emilia-Romagna, Lombardia, Liguria e Piemonte – si toccano in valli selvagge e appartate, i “ luoghi “ non giurisdizionali “ cantati dal poeta Giorgio Caproni . Fin dall’antichità questi territori connettono il mondo continentale europeo con il Mediterraneo attraverso le antiche Vie del Sale e la Via Francigena con le sue varianti tra le quali la Via degli Abati.

Questo paesaggio fisico trova riscontro nel paesaggio sonoro, trasmesso oralmente nella musica tradizionale ma anche nei manoscritti musicali dei più importanti archivi storici, tra i quali quelli oggi conservati a Milano alla Biblioteca Ambrosiana e a Torino alla Biblioteca Nazionale. La bellezza di questo repertorio si unisce a una straordinaria vitalità. Presenta numerose forme di danza, canti struggenti, solistici e corali, strumenti originali come il piffero, un oboe popolare e due cornamuse, la piva a due bordoni e la musa ad un solo bordone. Lo strumentario antico è completato da strumenti più recenti come la fisarmonica, il violino e la ghironda. Il repertorio medievale è legato alla presenza dei Trovatori provenzali nelle corti della famiglia Malaspina in Oltrepò pavese e nelle valli piacentine oltre che al patrimonio del Monastero di Bobbio, tra i maggiori centri culturali europei del Medioevo.

Il mondo del cinema ha ospitato e valorizzato molte produzioni di Enerbia.

Tra le collaborazioni quella con ERMANNO OLMI che ha utilizzato brani del gruppo per la colonna sonora del film I Cento Chiodi e per alcuni documentari. Altre collaborazioni con Giuseppe Bertolucci, Alessandro Scillitani, Marco Bellocchio, Gianfranco Pannone. Il gruppo è stato anche ritratto da PAOLO RUMIZ, il più noto scrittore di viaggio italiano, nei libri “La leggenda dei monti naviganti” e “Il filo infinito“ (Feltrinelli Editore) che raccolgono rispettivamente uno straordinario reportage dedicato all’Appennino italiano e ai monasteri d’Europa. La collaborazione nel corso degli anni è proseguita nella collana sonora dei documentari dedicati alla Grande Guerra per il Gruppo Espresso e nel film per Sky “Ritorno sui Monti Naviganti“. Il gruppo è stato ospite musicale a Radio Tre Rai e alla Radio della Svizzera Italiana oltre che nei maggiori canali televisivi. Innumerevoli sono state le partecipazioni ai Festival letterari e musicali, quelle nei programmi della televisione italiana pubblica e privata, le collaborazioni con le Università italiane, le istituzioni culturali e quelle museali.

“GRECIA IN MUSICA”

Lo spettacolo “Grecia in musica”, offre uno scorcio di Grecia, quella che più ci piace ricordare con gli occhi trasognanti… Takis Kunelis, con una formazione che vuole sottolineare la contiguità tra musica popolare e musica colta (bouzouki/violino/cello), propone un repertorio di canzoni e brani strumentali che raccontano alcuni dei più bei momenti della musica greca tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta. Seguendo un fil rouge che collega le prime registrazioni di Rebètiko alle musiche di Manos Hadjidakis – principalmente quelle da lui composte per il cinema – ci troviamo immersi in un concerto intenso ed accattivante che con musica e brevi intermezzi narrativi ci accompagna in un viaggio nella Grecia più autentica, lontana da ogni stereotipo.

Margherita Degli Esposti, si è diplomata con lode in Flauto Dolce sotto la guida di G. Pacchioni e in seguito in Violoncello con M. Godoli presso il Conservatorio G.B. Martini di Bologna, perfezionandosi con F. Rossi e Kees Boecke. E’ stata titolare della cattedra di flauto dolce presso l’Istituto per l’Educazione Musicale di Bolzano dal ‘89 al ‘93. Dal 2003 insegna violoncello nella scuola media ad indirizzo musicale. Affianca l’attività didattica a quella concertistica facendo parte di vari gruppi da camera (Ensemble Sonus di Bolzano), di musica antica (Ensemble Aulòs -Charivari) e musica popolare (Ensemble Novecento, Takis Kunelis Ensemble, B.Folk). Ha collaborato con l’Aula didattica del Teatro Comunale di Bologna per la realizzazione di lezioni concerto per la S.I.E.M.

Luigi Bortolani, si è diplomato sotto la guida di G. Armuzzi presso il Conservatorio G.B.Martini di Bologna. Ha fatto parte di varie orchestre tra cui l’Orchestra da Camera di Bologna, l’Orchestra Camerata Musicale del Teatro di Pisa, l’Orchestra Internazionale d’Italia, l’Orchestra “Toscanini” di Parma. Dal 1994 è docente di violino nella Scuola Media a indirizzo Musicale. Ha collaborato con l’Aula didattica del Teatro Comunale di Bologna per la realizzazione di lezioni concerto per la S.I.E.M. Ha partecipato a numerose produzioni musicali pop con Aleandro Baldi, Mia Martini, Zucchero, Gino Paoli e collabora regolarmente con vari artisti nell’ambito della musica leggera. Attualmente si dedica soprattutto alla musica da camera e alla musica popolare.

Takis Kunelis, polistrumentista e cantante, si forma musicalmente studiando chitarra classica al Conservatorio Nazionale di Atene. Come suonatore di bouzouki, appartiene a quella generazione che, nella Grecia degli anni Settanta, partecipò al vasto movimento giovanile dedito a “riscoprire” e a far rivivere il Rebètiko.

Da molti anni è promotore oltreconfine delle espressioni più autentiche e rappresentative della tradizione musicale della sua terra attraverso l’attività concertistica del “Takis Kunelis Ensemble” e del “Pèrgamos Project”. Percussionista appassionato della musica arabo-egiziana è ideatore e direttore artistico del SharqiatFest Milano (facebook.com/sharqiatfest).

TAKIS KUNELIS TRIO, con il concerto “Grecia in musica”, raccoglie l’eredità del Takis Kunelis Ensemble che dagli anni Novanta ha presentato concerti in ogni parte della penisola: “Tamburi Mediterranei” (Teatro delle Erbe, Milano), “Mediterrante” (Gela), “Suoni dal Mondo” (Isola del Liri), “Etnia Immaginaria” (Spotorno), “Genova Mediterranea” (Genova), “Impronte” – Festival di musica e cultura balcanica (Palazzo Te, Mantova), Folkclub di Torino, “Il giardino della musica” (Palazzina Liberty, Milano), “To Sting” (Palazzina Liberty, Milano), “Etno & World Music Festival” (Valdagno), “Settimane Culturali Neoelleniche” (Auditorium San Barnaba, Brescia), “Paesaggi Sonori” (Castello Sforzesco, Milano), “Culture del mondo” (Cuneo), “Ande, bali e cante” (Rovigo), “Corti, Chiese e Cortili” (Bologna), “Musica Pomposa” (Abbazia di Pomposa – Codigoro), “Dedica a Vassilis Vassilikòs”, al fianco dell’attore Davide Riondino (Ex Convento di San Franceso, Pordenone), “Suoni dell’altro mondo” (San Giovanni in Persiceto), “Civitella Alfedena Folk Festival” (Civitella Alfedena),”Percussionistica – World Rythm Festival” (Perugia).

Ben oltre la world music, più dalle parti di Manu Chao e di quegli artisti che non contaminano stili musicali ma portano in musica la loro vita. “Hai mai avuto la sensazione di essere trasportato in un posto lontano a causa della musica e del suono di una terra dove il ritmo è emozione e strumento di coesione sociale?”:
questa è la musica di Sandro Joyeux…

Parigino di nascita, giramondo per vocazione, Sandro Joyeux ha percorso milioni di chilometri con la chitarra sulle spalle raccogliendo e assimilando tradizioni, dialetti e suoni del Sud del mondo. Canta in Francese, Inglese, Italiano, Arabo e in svariati dialetti come il Bambarà, il Wolof, il Dioulà. Ha fatto più di un migliaio di concerti in giro tra l’Italia e l’estero, tra live club e prestigiosi Festival di musica world e non solo. Sandro Joyeux dal vivo con la sua band, ma anche da solo, è un’iniezione di pura energia, un viaggio attraverso i ritmi del deserto e le strade polverose del West Africa, tra le banlieues parigine e il reggae dei ghetti giamaicani.

Alexandre Joyeux Paganini nasce a Parigi nel 1978, mamma francese e papà italiano. Fin da piccolo, un grave problema all’udito lo obbliga a diversi interventi chirurgici. Nonostante questo disagio sviluppa un legame viscerale con la musica. A sette anni è uno “scugnizzo”, libero di girare per Parigi da solo fino a tarda sera tant’è che conosce a memoria la mappa della Metro e tutte le biblioteche dove si può ascoltare musica gratis. A dieci anni entra nel Coro della Radio Nazionale Francese (Maitrise de Radio France) e attraversa la Francia cantando dai gregoriani alla contemporanea, in Russo, Tedesco, Latino, Italiano. A quindici anni si iscrive al Conservatorio del IX distretto di Parigi per studiare solfeggio e trombone ma quando impara i primi accordi su una chitarra se ne innamora. A diciotto anni comincia a peregrinare tra la Francia e l’Italia spesso in avventurosi viaggi in autostop o in vespa, suonando come artista di strada o come membro di una band Reggae fino all’approdo in Africa dove resta folgorato dalla musica del Mali. Da allora ha viaggiato per quasi un milione di chilometri con la sua chitarra per raccogliere tradizioni, dialetti e suoni del Sud del mondo. Negli ultimi anni, ha calcato centinaia di palchi in Italia e all’estero, tra cui quello del Primo Maggio Roma, al Forum Universale delle Culture di Napoli, al Festival Suona Francese 2014 organizzato dall’Institut Français d’Italia e per due volte alla Giornata Mondiale del Rifugiato organizzata dall’UNHCR a Firenze. Nel 2012 ha creato l’Antischiavitour, un tour per sostenere i lavoratori stagionali stranieri in Italia. Ha suonato nella tendopoli di Rosarno, nel Gran Ghetto di Rignano, a Boreano, a Venosa, a Castelvolturno e a Saluzzo, tutti luoghi simbolo dello sfruttamento del lavoro migrante. ma anche nel C.A.R.A. di Castelnuovo di Porto (Roma) e in numerosi progetti SPRAR. Nel 2013 è stato voce solista dell’opera “L’amore muove la Luna” scritta da Eugenio Bennato e messa in scena al Teatro San Carlo di Napoli e della band di Toni Esposito nelle edizioni 2012/2013 di “Pino Daniele – Tutta n’ata storia” al Palapartenope di Napoli. Tra l’Ottobre e il Dicembre del 2017 è stato protagonista del #WithRefugeesTour patrocinato dall’ UNHCR e con la collaborazione della RETE NAZIONALE SPRAR e di RADIO POPOLARE. Dal 2014 è ospite musicale delle commemorazioni della Giornata Della Memoria e Dell’Accoglienza promosse dal Comitato 3 Ottobre a Lampedusa. Nel 2012 ha pubblicato il suo primo album “Sandro Joyeux”. Nel 2013 ha collaborato con Save The Children per il videoclip di “Kingston” sulle sfruttamento del lavoro minorile nel mondo. L’11 marzo 2016, ha presentato il suo secondo album “Migrant” all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il video del suo singolo “Elmando” è supportato dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ed è stato selezionato da oltre cento festival di animazione nel mondo.

Foto Simone Cecchetti courtesy

“Il grano il cielo il filo spinato”, prodotto da Suoni della Murgia, con la regia del documentarista Gianfranco Pannone e di Valerio Burli, ispirato alla vicenda di Campo 65, la più grande struttura di detenzione per prigionieri degli eserciti alleati in Italia durante la seconda guerra mondiale, che sorgeva sulla strada tra Altamura e Gravina in Puglia (Bari). Il progetto, presentato dall’associazione Suoni della Murgia, è vincitore del bando Puglia Sounds Producers 2023.

Pur essendo collocato in un’area lontana dai fronti di guerra principali, attraverso Campo 65 è passata la storia del primo Novecento. Si tratta di una vicenda che per anni è stata in parte rimossa, restando quasi sconosciuta alle popolazioni del circondario. Nel periodo tra il 1942 e il 1943, Campo 65 ospitò circa 12 mila prigionieri del Commonwealth britannico di diverse nazionalità, catturati dalle forze armate dell’Asse sul fronte bellico nord africano e condotti in Italia. Proprio ispirandosi a quella vicenda Maria Moramarco ha scritto i testi e ha composto le musiche di alcune canzoni insieme a Luigi Bolognese, mentre i brani strumentali sono stati composti dall’ensemble Campo 65 (Carlo La Manna, Adolfo La Volpe, Fabio Mina, Francesco Savoretti).

A firmare la regia Gianfranco Pannone, autore di diversi documentari, alcuni prodotti dalla Rai, e finalista ai Nastri d’argento e ai David di Donatello, e Valerio Burli che si è occupato anche del montaggio e dell’editing. Un racconto sottolineato da canzoni di grande impatto evocativo. I testi dei brani sono in dialetto, solo nel caso della canzone “La lettera” vengono utilizzati sia il dialetto che la lingua inglese proprio per stabilire una connessione tra il territorio e la comunità internazionale dei prigionieri provenienti da diverse parti del mondo che è passata da questa vera e propria città, sorta nella Murgia, benché separata dalle altre. Le loro storie trovano eco oggi nei documenti e nei racconti dei discendenti di quei soldati. Il tema prevalente delle canzoni è quello della guerra, tristemente tornato di grande attualità negli ultimi anni: la paura, l’incertezza, la disperazione per l’assenza dei congiunti al fronte (proprio come ne “La Lettera”). Ma emergono dai testi anche le condizioni sociali della comunità agricola del territorio, il livello di miseria e il pesante lavoro dei campi che potevano perfino essere un inferno più duro della guerra.

Ho attinto anche al materiale della tradizione – spiega Maria Moramarco, da diversi anni impegnata nelle ricerche e nella riscoperta dei canti dell’Alta Murgia – per raccontare la guerra come lontananza, il lamento di una donna, la disperazione dell’assenza e la mancanza di notizie di qualcuno dei suoi cari partito per la guerra come fatto storico ma allo stesso tempo così attuale”.

Tra il 1941 ed il 1942, in piena era fascista, tra le città di Altamura e Gravina, fu ultimato un nuovo campo militare su un’area di 31 ettari. Vi erano 36 baracche che contenevano fino a 12.000 prigionieri di guerra alleati (britannici, sud africani, neozelandesi, canadesi, ciprioti, palestinesi) provenienti principalmente dal fronte di guerra del Nord Africa. Esso divenne il più grande campo per prigionieri di guerra Alleati in mano italiana della seconda guerra mondiale.

Fino a settembre del 1943 gli internati, poco più che ragazzi spesso volontari, vissero lì in condizioni difficili: cronica mancanza di cibo, acqua e igiene. Nonostante tali difficoltà, i prigionieri riuscivano a trovare il modo e la forza di organizzare attività ricreative che facessero loro dimenticare lo stato di prigionia: incontri di pugilato, spettacoli teatrali e musicali per via di una band musicale costituitasi tra prigionieri “I camposicians”. Si sviluppò una mini economia alimentata dalle poche lire concesse ai prigionieri, da baratti con i soldati e da quanto trafugato sui campi limitrofi, da lavoro forzato. Nell’autunno 1943 il Campo 65 fu evacuato. Dopo una breve occupazione nazista, da li a pochi mesi fu rioccupato dalle forze alleate che vi stabilirono un centro di addestramento per partigiani jugoslavi, uomini e donne, da inviare nei Balcani per combattere l’invasore nazista: le famose “Brigate d’Oltremare”.

Qualche anno dopo la fine della guerra, nel novembre 1950, il campo, fu ceduto al Ministero dell’Interno per essere trasformato in centro raccolta profughi ospitando, dal 1951 al 1962, profughi rimpatriati dall’Africa, Venezia Giulia e dalla Costa dalmata.

Il progetto artistico è dedicato all’Assenza della propria libertà nell’innaturale prigionia a cui sono stati sottoposti 12000 ragazzi provenienti da ogni parte del mondo. Abbiamo l’intimità di queste persone, custodita nelle foto sbiadite, la loro storia e i loro nomi conservati nei documenti del campo, i riflessi opachi fissati in quegli occhi coraggiosi, con vestiti che sembrano appoggiati alla pelle.

Abbiamo cercato lo sparo, la nostalgia, lo scoppio, l’assalto, la resa, l’amore. Tutto questo e ancora lì, nel maestoso silenzio del Campo 65, ed in questo vuoto appare la vita in tutte le sue forme, una ricchezza, una memoria creata da dodicimila cuori.

(Napoli 1963) vive e lavora a Roma. Laureato in Lettere moderne e diplomato in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia, tra il 1990 e il 1998 ha prodotto e diretto la trilogia composta da Piccola America, Lettere dall’America, L’America a Roma e nel 2001 Latina/Littoria, nello stesso anno miglior film documentario al Torino Film Festival.

Tra i suoi medio e lungometraggi, Pomodori (1999), Sirena operaia (2000), Pietre, miracoli e petrolio (2004), Io che amo solo te (2005), 100 anni della nostra storia (2006, con Marco S. Puccioni), Cronisti di strada (2006), Il sol dell’avvenire (2008), finalista ai Nastri d’argento, ma che Storia…(2010), Scorie in libertà (2011-‘12), Ebrei a Roma (2012), Sul vulcano (2014), finalista ai David di Donatello, L’esercito più piccolo del mondo (2015), Nastro d’argento speciale 2016, Lascia stare i santi (2016), nel 2017 Premio Mario Gallo della Cineteca della Calabria. Mondo Za e nel 2019, insieme ad Ambrogio Sparagna, Scherza con i fanti, presentato alle Giornate degli Autori, Venezia, Premio SIAE per il talento creativo 2019 e Premio Unesco. Nel 2019 il Festival Visioni dal mondo di Milano ha conferito a Gianfranco Pannone un Premio alla carriera.
I suoi film documentari gli sono valsi partecipazioni e riconoscimenti in molti festival italiani e internazionali, oltre che la messa in onda sulle principali televisioni europee.
Insegna regia del documentario al Csc – Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e Palermo ed è docente coordinatore di regia presso il Master in Cinema e Televisione del Suor Orsola Benincasa di Napoli. Fino a quest’anno è stato titolare del Laboratorio di Cinema documentario a Roma Tre. Come ultime regie di teatro, nel 2006 ha portato al Festival dei 2 Mondi di Spoleto e al Teatro Valle di Roma Il frutto amaro, liberamente tratto dal saggio fotografico edito da Mondadori Guerra civile, di Pasquale Chessa; e nel 2018 al Teatro Due di Parma Morte di Galeazzo Ciano, pièce di Enzo Siciliano edita da Einaudi.
Da saggista ha scritto nel 2008, con G. Fasanella, Il sol dell’avvenire – Diario di un film politicamente scorretto (Chiarelettere), nel 2010, con M. Balsamo, L’officina del reale (ed. Cdg) e nel 2011 Docdoc– dieci anni di cinema e altre storie (Cinemasud).

Filmografia: Dell’acqua e del tempo (doc, 2020) I percorsi della croce (doc breve, 2020) Scherza con i fanti (film doc lg, 2019) Gli altri (cortometraggio 2018) Mondo Za (film doc lg 2017) Se 80 anni vi sembran pochi (doc breve, 2017) Lascia stare i santi (film doc lg, 2016) Con Ugo (doc. breve, 2016) L’esercito più piccolo del mondo (film doc lg, 2015) Aniello e il professore (doc breve, 2015) Sul vulcano (film documentario, lg 2014) Trid cme la bula (doc mm, 2013-2014) Le pietre sacre della Basilicata (doc breve, 2012) Ebrei a Roma (doc mm, 2012) Scorie in libertà (film doc. lg, 2011 – 2012) Aprilia, 75 anni di vita 150 anni di Storia (doc breve, 2011) ma che Storia… (film doc. lungometraggio, 2010) Agnelli, l’America a Torino (doc mm, 2009-2010) Linee di confine (doc breve, 2010) Immota manet (doc breve, 2009) Il sol dell’avvenire (doc lg, 2008) Una Questi…one poco privata (doc breve, 2007) Cronisti di strada (serie doc tv in tre puntate, 2006/2007) 100 anni della nostra storia (film doc lg, in co-regia con Marco Piccioni, 2006) Benvenue chez Casetti (doc della serie Visages d’Europe, 2006) Dal dagherrotipo al digitale (doc breve, 2005) Io che amo solo te (lg. di finzione, 2005) Pietre, miracoli e petrolio (doc mm, 2004) Toscana: lungo il fiume (doc breve, 2002) Cerimonie: gli italiani, la Chiesa, lo Stato (doc breve, 2002) Latina/Littoria (film doc lg, 2001) Venezia, la città che affonda ( doc mm, in co-regia con Marco Visalberghi, 2001) Sirena operaia (doc mm, 2000) Ferie: gli italiani e le vacanze (doc breve, 2000) Viaggio intorno alla mia casa (doc mm, 2000) Anna delle saline (doc breve, 1999) Così vicini, così lontani (doc breve, in co-regia con Tarek Ben Abdallah, 1999) Pomodori (doc mm, 1999) Il tempio di Venere e Roma (doc breve, in co-regia con Antonio Pettinelli, 1999) Gli ultimi giorni di Ciano (doc breve, 1998) Kelibia/Mazara (cortometraggio, in co-regia con Tarek Ben Abdallah, 1998) L’America a Roma (film doc lg, 1998) Le leggi dimenticate (doc breve, 1997) Ombre del Sud (doc antologico, 1997) Ritorno a Littoria (doc cm, 1997) Kenia (doc cm, 1996) Lettere dall’America (doc mm, 1995) Bambini a Napoli (doc breve, 1993) Piccola America (film doc lg, 1991) Lettera da Roma (doc breve per Csc, 1990) La giostra (cm di finzione per Csc, 1989)

fonte: laboratorio d’arte cinematografica

Dal 19 al 21 luglio, presso la Dimora Cagnazzi in Altamura (Ba), sotto la direzione artistica del M° Vito Nicola Paradiso si terrà la prima edizione di un festival che ha rarissimi esempi nel resto del mondo: una kermesse dedicata alla chitarra vista ed ascoltata dal versante del chitarrista compositore. Oltre a masterclass e conferenze, il festival proporrà ogni anno una serie di concerti dedicati al mondo della chitarra, alla sua evoluzione nel tempo ed alle espressioni contemporanee che la arricchiscono e mettono in relazione col magnifico ed appassionante mondo delle corde pizzicate.

Gli ospiti: Vito Nicola Paradiso, Balen Lopez De Munain, Miguel Zepe Diaz (Cile), Emanuele Nico Berardi, Julia Malischnig (Austria), Elías Morales Pérez (Spagna), Claudio Farinone, Maurizio Colonna.

Diplomatasi in Canto popolare presso l’Università Federale di Bahia, Aiace è stata un punto di riferimento importante per la scena musicale indipendente e membro di quella nuova generazione di cantanti/cantautori brasiliani cresciuta nell’area culturale di bahia.

Il suo è un nuovo linguaggio urbano contemporaneo che utilizza le forme della musica popolare, jazz e pop/rock senza dimenticare le radici profonde della cultura afrobahiana, presentissime nei suoi lavori. Tra le sue apparizioni nel panorama mondiale della musica ricordiamo: il Festival Psicodália 2019, Musica Mundo 2018, FIMS 2018 – International Southern Music Fair , Atlantikaldia Festival 2018 (Basque Country / Spain), Festival Virada Salvador 2020. I suoi lavori discografici: “Amarelocura” nel 2020 e Eu Andava Como Se Fosse Voar nel 2023.

Molti gli artisti brasiliani con cui Aiace ha collaborato in questi anni: As Ganhadeiras de Itapuã, Daniela Mercury, Gerônimo, Lazzo Matumbi, Luiz Brasil, Luiz Melodia, Mateus Aleluia (Tincoãs), Mou Brasil, Munir Hossn, Zezé Motta. Nella sua musica Aiace canta temi che sono senza tempo, accogliendo l’ascoltatore in un luogo pieno di sfumature e trame, vestito dalla dolcezza, dal ritmo e dalla espressività della sua voce. Un viaggio luminoso nelle sonorità del Brasile odierno.

Un concerto dedicato alla musica klezmer, la musica degli ebrei che abitavano e vivevano già dal 16 Sec. D.C nell’Est Europa.

La parola klezmer deriva dall’ebraico e significa “strumento da suonare”. E’ la musica che per eccellenza veniva e viene suonata tuttora nelle feste e nei matrimoni ebraici e, talvolta, anche in quelli non ebraici, con forte disprezzo da parte dei religiosi che si infuriavano a morte con queste bande di veri e propri musicisti di strada. Il più delle volte imparavano a suonare dai propri genitori che spesso tramandavano le musiche oralmente. Per questo motivo non esiste un repertorio preciso di questa musica, comunque la musica klezmer è la prima forma ufficiale di world music, ovvero abbraccia molti paesi come la Russia, la Polonia e anche la Grecia. Poi intorno al 1920, una massa consistente di ebrei si spostarono in America dando vita a questa musica e facendola contaminare addirittura al Jazz che ne subì un po’ l’influenza ( da non dimenticare il grande clarinettista Benny Goodman che prima di diventare jazzista suonava ai matrimoni ebraici).

Il gruppo strumentale e vocale “The New Original Klezmer Ensemble” nato per volontà di Davide Casali nel 1993 e composto da cinque musicisti, è stato invitato nei maggiori festival italiani di musica klezmer fra cui quelli di Torino, Ancona; ospite a numerose manifestazioni fra cui a quella di Teatro Volterra dove è stato ospite per tre anni consecutivi; ha aperto nel 1994 il festival di musica da strada “On the road” considerato il più importante d’Italia. Il gruppo ha registrato la colonna sonora composta da Davide Casali “Era meglio morire da piccoli” della regista Alessandra Scaramuzza. Nel 1995 è uscito il primo Cd “Altaster”, nel 1997 il secondo “Retsatla”. Invitati questo anno a varie trasmissioni radiofoniche e televesive fra cui per rai 1 a “Quelli che il calcio” condotta da Fazio e per la Rai slovena e tedesca e per “Sorgente di Vita”. Uscito l’ultimo Cd “Moira Stù” sono stati invitati come miglior gruppo klezmer italiano negli Stati Uniti (3 concerti a Boston)e in Germania ( 3 concerti a Berlino) dove hanno ottenuto dei consensi sia dalla critica giornalistica, sia da parte del pubblico proprio per la loro caratteristica di ricerca musicale filologica. Sempre nel 2000 hanno ricevuto il premio al festival internazionale di musica etnica di Sulmonte da Pepe Barra come gruppo emergente, hanno partecipato anche al Ravenna festival Jazz e nella stagione musicale di Fiesole. Nello stesso anno la città di Trieste ha dato un premio a Davide Casali per il lavoro di ricerca svolto in questi anni. Nel 2005 hanno suonato al Folk Est nella serata finale. In questi ultimi anni sono stati più volte invitati a vari festival e giornate della cultura ebraica, hanno suonato più volte negli Stati uniti, in Germania, Croazia e Slovenia e sono stati invitati a tutti i festival più importanti di musica klezmer. Negli ultimi anni i concerti si sono susseguiti in tutta l’Italia ora il gruppo ritorna con un nuovo ed entusiasmante repertorio. Ora è uscito il nuovo cd Lechaim.

La prima maieutica và esercitata con noi stessi sul nostro esprimerci,occasione di scoperta,sulla nostra parola.” (danilo dolci)

Si narra che intorno al 2000 a.c. in Egitto venne lasciato sotto il sole “arrmbambije” un pezzo di impasto per il pane azzimo crudo che cominciò a fermentare diventando chiù gonfio. Una volta cotto questo pane apparve subito chiù leggero et di migliore consistenza. A quel punto venne ripetuta l’operazione et si giunse alla conclusione che un piccolo pezzo di impasto crudo si gonfiava formava bollicine et diventava utilissimo per far lievitare il pane nella produzione successiva.

Criscje pèjne mije ch’à dà sfamèje li file màje” !!! Ierre criature cà me scìàje a nasconne rèjte et saccre de la farine ! Rèjte acchidde sakkre si nascondevano le stagioni macinate. Un giorno ci fù una grande carestia et molte epidemie distrussero i raccolti. I contadini tutti si lamentavano per la siccità che si era impossessata del tempo. I Consiglieri si affrettarono ad andare da Re Cardo VII a chiedere numi. Re Cardo VII primo Re della Murgia dopo aver ascoltato attentamente tutti i consiglieri chiese di organizzare un incontro nella pubblica piazza con il popolo sovrano. La piazza così gremita da tempo non si vedeva causa pestilenze epidemiche Re Cardo VII ragguagliò il suo popolo della grande carestia che il paese tutto stava vivendo et chiese se fosse necessario vendere il tesoro dovremmo almeno sapere il valore così chiese alla pubblica assemblea: Qual è il valore del nostro tesoro? Nessuno rispondeva quando dal fondo della piazza un contadino prese la parola et disse: Maestà il valore del nostro tesoro è una buona semina con una pioggia invernale ed un bel sole primaverile. Re Cardo VII dette ordine di aspettare una buona pioggia ed un buon sole. Arrivò la pioggia et arrivò il sole. Il grano dorò i campi et venne la mietitura. Le fogge del paese furono riempite et il paese trovò la sua maieutica.

“C’è anche una Puglia non letteraria, non retorica, del tutto ignorata, desolata, tetra, respingente, disperata, da tutti per calcolo e per viltà trascurata, quella della Murgia: si capisce come, al centro di questa asprezza ripugnante, Federico II abbia voluto la casa dell’incanto” “Le donne escono ed entrano, silenziose e guardinghe come suore, richiudendo subito, lucenti come api. Sono nate qui, come le loro mamme”.

Nel 2023 ricorre il 50esimo anniversario della morte di Tommaso Fiore, grande intellettuale e antifascista pugliese che ha descritto in maniera memorabile la nostra terra e le condizioni disumane dei contadini (i cosiddetti “cafoni”) pugliesi e meridionali dell’epoca. Con un reading musicale abbiamo voluto rendere omaggio a un uomo la cui voce sentiamo viva e particolarmente vicina al nostro progetto artistico, al suo popolo di formiche, ma anche alle varie declinazioni di sud, attraverso canzoni e poesie di autori a noi vicini. Protagonisti sono Rocco Capri Chiumarulo, un attore che, come pochi, conosce la Puglia in tutte le sue espressioni letterarie e Vito Maria Laforgia, un musicista particolarmente interessato ai processi sonori che guardano alla tradizione e alla pratica dell’improvvisazione.

Queste le belle ed emozionanti parole che Teta Fiore, figlia di Tommaso ci ha dedicato: “cari amici, quel che farete mi mancava! Grazie! Da casa mia cercherò di captare i suoni e le voci da uno dei posti più belli che io conosca della nostra Puglia. E vi troverete nel parco letterario dedicato a mio padre nel 1999, e, guardandovi in giro, sono sicura che lo farete, ritroverete il “suo” paesaggio, visto non da esteta, né da sociologo, ma da chi è tutt’uno con chi ci vive, quel popolo di formiche che è riuscito a fare “quel che avrebbe spaventato un popolo di giganti”.

Carlo Maver, flautista, bandoneonista, compositore. Coltiva la passione per i viaggi solitari in paesi esotici e remoti come il Kurdi- stan, il Mali, il deserto del Sahara, l’Uzbekistan, il Turkme- nistan, la Turchia e l’Indonesia, esperienze di vita che sono autentiche fonti di ispirazione creativa per la sua musica.

Musicista che parte dalla melodia per sviluppare attorno ad essa il suo discorso musicale lirico ed impregnato di Tango e sonorità mediterranee, è stato uno dei pochi allievi del grande bandoneonista argentino Dino Saluzzi, esibendosi in Iran, Portogallo, Spagna, Francia, Albania, Argentina, Australia, Afghanistan, Etiopia, Germania, Inghilterra, Iran. Dal 2008 è ideatore e direttore artistico di vari festival musicali legati ai Luoghi, dalle emergenze naturali come montagne e grotte, a luoghi caratterizzati da un forte riverbero naturale.
Nel 2017 pubblica il libro autobiografico Azalai 1500 chilometri a piedi nel deserto, diario di viaggio di 1500 km attraverso il Sahara a dorso di cammello.

Dopo Volver prodotto da Visage Music nel 2019, Solenne è il nuovo album che Carlo propone all’ascolto. L’album è una tappa importante di un lungo percorso musicale e geografico che ha visto Maver suonare con formazioni di vario tipo e viaggiare in luoghi come il Kurdistan, il Mali, il deserto del Sahara, l’Uzbekistan, il Turkmenistan, la Turchia e l’Indonesia. L’approdo di questo viaggio è Solenne, registrato in solo al bandoneon, flauto, flauto basso e al moxeno (flauto andino), con la partecipazione speciale di due importanti ospiti come il trombettista Paolo Fresu, dopo la fortunata collaborazione nella tourneé di “Ferlinghetti”, e il maestro iraniano di Kamanche (violino verticale del medioriente) Hesam Inanlou. L’album contiene 10 composizioni originali di Maver, oltre a rivisitazioni di due classici tra cui Volver, con una forte vena lirica e dal tono elegiaco.

Il disco è stato realizzato con il contributo di Bologna Città della Musica e Comune di Bologna.

“Alle radici del canto” è un viaggio sonoro e poetico che nasce dalla voglia di esplorare attraverso la forma “canzone” in chiave d’autore e acustica la musica del mediterraneo. Dal folk meridionale al fado, alla tradizione sefardita, agli echi del sudamerica. Ricerca, rielaborazione e dedizione verso le tradizioni popolari “vive” di tutto il mediterraneo, che hanno fatto dei Radicanto una delle più interessanti realtà musicali in Italia. Il progetto propone un approccio tutt’altro che filologico alle forme della musica etnica, basato più sulle suggestioni che essa suscita all’ascolto odierno, arricchito d’influenze e sonorità contemporanee. La sensibilità di musicisti provenienti da differenti tradizioni musicali, dà vita a un’interpretazione non convenzionale dei canti d’amore e maternità, di lotta e di libertà, di fede e ritualità. La voce è il ponte immaginario che unisce non solo le diverse tradizioni musicali, ma anche la poesia che le attraversa. Il marchio di fabbrica dei Radicanto riluce nelle venature vocali di Maria Giaquinto, sorrette dai timbri percussivi di Francesco De Palma, dalle corde intrecciate di Giuseppe De Trizio e Adolfo La Volpe.

L’ascolto della musica è ascolto interiore, ascolto dell’altro: luogo del dialogo e del confronto interculturale, sotto il segno della antica dottrina dell’ethos che nella Magna Grecia ha il suo naturale luogo di risonanza. Il risultato è una performance musicale d’impatto, votata al ritmo, alla melodia e alla memoria di quella storia non ufficiale che non smetterà mai di insegnarci il futuro, con i suoi momenti d’autore che riecheggiano fra le note e che prendono forma nella poetica ruvida dei suoi cantori. E’ difficile non partecipare emotivamente a questa riappropriazione della nostra memoria, ricollocata nel contesto moderno e quindi, di ancora più immediata fruizione. I Radicanto, nel loro percorso artistico vantano collaborazioni con alcuni tra i massimi esponenti della musica di tradizione, di quella antica, ma anche d’autore e jazz, sia in contesti cinematografici che in quelli live e discografici (Teresa De Sio, Raiz, Lucilla Galeazzi, Roberto Saviano).

Il Santo Sforzo di capire cosa sia l’Amore è il primo lavoro discografìco di Samuel Mele, in cui il seme della forma autoriale, cantautorale, acquisisce radici tradizionali, folk, world, tra un personalissimo distillato di un armonia che ricorda quella sudamericana e l’unicita delle sonorita mediorientali dell’oud e il ney, che preannunciano una forma canzone capace di superare le vicende ordinarie della vita dell’umano e di ritornare al contatto con un tipo di amore divino, un amore per la vita, per sé stessi.

Questo disco nasce dalla necessita di raccontare un’esperienza Fuori dall’ordinario, ovvero la possibilità di avvertire un legame tra l’umano e il divino. Un legame che riaffìora dalla nostra quotidianità ogni volta che riusciamo ad emergere dall’ipnosi generata dal susseguirsi degli eventi. In questa corsa verso il nulla non ci ricordiamo più di noi stessi. Quando invece questo accade, anche per pochi istanti, avvertiamo che una qualità migliore di vita è possibile e, a volte, intuiamo che oltre alla nostra quotidianità, possa esserci qualcosa d’altro. Samuel Mele, da anni, indaga questa dimensione attraverso studi e pratiche, quali ad esempio la meditazione, e testimonia, attraverso le sue canzoni, la possibilità di godere di questi momenti di maggiore presenza e la gratitudine nel potersi affacciare in questi nuovi mondi, in questi più alti livelli di percezione. Questa maggiore sensibilità non resta astratta, non resta una dimensione solo fìlosofica ed interiorizzata, ma trova subito concretezza nel miglioramento della qualità della propria vita, con i propri affetti, nel proprio lavoro, nello stato di benessere personale. Infatti la musica di Samuel, oltre a parlare, quando della vicinanza e quando anche della nostalgia e della mancanza della presenza di questo stato più vicino al divino, parlano anche della riscoperta della propria quotidianità, di un nuovo sguardo, di maggiore capacità e amorevolezza verso di essa, di una maggiore gratitudine verso la vita e quindi di una migliore disponibilità ad aprirsi e a donarsi ad essa.

Le canzoni che Faranno parte dell’album presentano subito un ambiente di grande intimita, portato anche da un utilizzo della chitarra classica che è frutto di uno studio delle armonie di musica proveniente Sud America e che contribuiscono ad apportare un gusto jazzistico e a creare questo spazio intimo e dolce, come invitati per alcuni attimi in una stanza privata.

Un’altra influenza che incontriamo è quella mediorientale, in cui incontriamo sonorità e strumenti provenienti dalla musica sacra turca, persiana e non solo, che nella tradizione d’origine già rappresentano il legame con il divino. Il ney, un flauto di canna che simboleggia il canto dell’anima a Dio e l’uomo come canale. L’oud, un liuto che nel mondo arabo ed ottomano collega i differenti livelli psico-fìsici dell’umano alle dimensioni cosmiche dell’universo. Queste influenze confluiscono in una Forma canzone autoriale che mantiene una sua radice nella musica pop. “Il Santo Sforzo di capire cosa sia l’Amore” è infatti in questo caso il punto di unione tra una generazione giovane, immersa nella contemporaneità, ed uno sguardo sull’importanza delle cose essenziali e non sempre visibili della vita.

IL Santo Sforzo di capire cosa sia l’Amore. Edito da Nauna Cantieri Musicali di Dario Muci ed Enza Pagliara. Testi e Musica di Samuel Mele. Produzione e arrangiamenti di Valerio Daniele presso Chora Studi Musicali. Direzione Musicale di Samuel Mele e Valerio Daniele. Organizzazione del live di Claudio Prima.

Nato a Roma nel 1956, comincia ad interessarsi alla musica tradizionale dell’Italia centrale e meridionale nel 1977 svolgendo ricerche sul campo nel Lazio e in Campania. Nello stesso tempo si dedica allo studio degli strumenti tradizionali a percussione (tamburello, tammorra, ecc.) e della fisarmonica diatonica, tradizionalmente nota come “organetto”.
Questa piccola fisarmonica popolare diventa ben presto lo strumento d’elezione di Mario Salvi, portandolo in pochi anni a distinguersi come uno dei migliori interpreti italiani dell’organetto.
Dal 1980 ad oggi svolge la propria attività concertistica in Italia e all’estero, sia con gruppi musicali, sia come solista. Dal 1981 opera anche nella didattica, svolgendo corsi annuali e trimestrali di organetto e di tamburello, e numerosi stages in Italia e all’estero. Nel 2000 si trasferisce a vivere in Puglia, tra Ostuni e Cisternino (BR), dove tutt’ora risiede e si occupa di musica. A partire dal 2001 insegna organetto presso il Centro Accademico Musicale di Villa Castelli (BR).
Tra il 2003 e il 2006 è docente di organetto presso il Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce nell’ambito del Corso di Musica Popolare ideato da Daniele Durante e coordinato da Antonio Farì. Nella sua discografia si contano attualmente 5 produzioni, realizzate tra il 1988 e il 2023.Tra i numerosi musicisti e gruppi musicali con cui Mario Salvi ha collaborato, vi sono:
Ambrogio Sparagna, Riccardo Tesi, Roberto Tombesi, Stefano “Ciuma” Delvecchio, Piero Brega, Luciano Gaetani, Raffaele Inserra, Nando Citarella, Carlo Rizzo, Stefano Tavernese, Arnaldo Vacca, Gisella Di Palermo, Giampiero Mazzone, Luciano Orologi, Viola Buzzi, Maurizio Cuzzocrea, Mario Artese, Jaly Djabate, Michele Avolio, Tarantula Rubra, Tonino Zurlo, Alessandro Parente, Antonio Esperti, Giandomenico Caramia, Mimmo Epifani, José Barros, Edoarda “Dina” Iscaro, Raffaele Tiseo, Ttukunak, Canzoniere della Ritta e della Manca (BN), Indaco (RM), Modena City Ramblers, Radicanto (BA), Specimen (LE), Aramirè (LE), I Cantori di Villa Castelli, Quartetto AreaSud (CT).

Mario Salvi, tra i più noti interpreti italiani dell’organetto – fisarmonica diatonica – presenta il suo più recente progetto discografico VOLATA, prodotto nel 2023 dall’etichetta Visage Music. In scaletta 13 composizioni inedite e alcuni brani divenuti ormai “evergreen”, in cui Salvi ha “distillato” e tradotto i tanti stimoli musicali, le esperienze e i contatti interculturali che hanno segnato i suoi percorsi di vita e lavoro tra Roma, la Puglia e il Belgio negli ultimi vent’anni.
Le musiche di Mario Salvi si muovono tra folk e world music, con riferimenti evidenti alle musiche tradizionali del Sud e dell’Est d’Europa e, più in generale, del Mediterraneo.
A queste musiche l’organetto di Mario Salvi dà anima ed ali per “volare”, accompagnato in concerto da Rocco Solito alla chitarra, Francesco Salonna al basso e Antonio Palmisano ai
tamburi a cornice.

A due anni di distanza da “The Stolen Cello”, l’artista presenta in tour il suo secondo album solista, “My Nirvana”, nel quale racconta un pezzo della propria storia: l’incontro con la musica rock e grunge negli anni ‘90 alla caduta della dittatura albanese, pochi anni prima di decidere di lasciare il Paese per giungere in Italia, in Puglia. Il disco si compone di nove tracce che rielaborano i pezzi più significativi della celebre band guidata da KurtCobain, “reinventando” le canzoni che hanno segnato un punto di svolta nella storia del rock mondiale e trasformandole in nuovi inni. Nella versione live Hasa piega il violoncello a radicali distorsioni e sperimentazioni elettroniche, accompagnato da Valerio Daniele (chitarra ed elettronica), aprendosi ad emozionanti momenti di improvvisazione.

Nato in una famiglia d’arte, con la madre insegnante di violoncello, il padre ballerino e il fratello pianista, cresce tra spartiti e strumenti musicali. Nel 1998 a causa della situazione turbolenta creata dall’anarchia albanese, riuscì ad ottenere una borsa di studio per il Conservatorio di Lecce.

Nei primi anni del 2000 è tra i fondatori della BandAdriatica, con la quale contribuisce a esportare e far conoscere la musica balcanica nel Salento. Ha collaborato con un ampio numero di musicisti di questo ambiente, tra i quali: Officina Zoè, Xanti Yaca, Salento Orchestra, Manigold, Adria, Admir Shkurtaj Trio, Enza Pagliara, Valerio Daniele e Rocco Nigro. Dal 2012 è iniziato il suo sodalizio con Ludovico Einaudi, con il quale inizia a collaborare come primo violino alla Notte della Taranta per poi entrare stabilmente nel suo ensemble. Ha registrato con Einaudi due album: In a Time Lapse e Elements. Negli stessi anni, Hasa partecipa al progetto “ponte mediterraneo” con Maria Marzotta, unendo la tradizione grika, salentina, albanese, francese e nord africana. Hanno pubblicato due album:Ura (2014) e Novilunio (2017).

Nel 2017, Robert Plant, fondatore dei Led Zeppelin, scopre il lavoro di Redi Hasa durante il tour Einaudi e lo invita a registrare tre brani nel suo ultimo album, Carry Fire. Nello stesso anno ha registrato una traccia nell’album 3 O’Clock dei Blonde Redhead. Ha suonato inoltre con l’Orchestra Popolare Italiana, King Naat Veliov, Kocani Orkestra, Ambrogio Sparagna, Mauro Pagani, Rita Marcotulli e Pacifico. Nel 2020 viene pubblicato il suo primo album da solista, The Stolen Cello, il cui titolo deriva da un episodio della vita di Hasa, che riuscì a scappare dalla guerra civile albanese portando con sé un rozzo violoncello rubato al conservatorio di Tirana ed è un intimo autoritratto musicale dell’artista e della sua terra d’origine.

Il nostro progetto nasce dall’idea di proporre un viaggio tra musica e parole che racconti i “Sud del mondo” ed in particolar modo tra l’Italia e la tradizione del Tango e del Sud America, affrontando un repertorio che spazia da composizioni di autori latini di origine italiana come Piazzolla, Magaldi e D’Arienzo al fianco di autori sudamericani come Bola de Nieve, Gomez, Chavela Vargas. Generi di frontiera, epopee sonore legate a filo doppio dalla storia e dalla vocazione poetica intensa. Alla voce della attrice-cantante italo-argentina Sarita Schena, venata di intensa malinconia fanno eco le corde di Giuseppe De Trizio e la fisarmonica di Giovanni Chiapparino (il cd è prodotto con Egea Records). Il proposito di questo progetto è quello di omaggiare nel linguaggio della musica, nel linguaggio dei ricordi, della nostalgia e della memoria storica, tutta quella comunità che oggi si ritrova a doversi confrontare e a dover condividere le medesime difficoltà culturali, legate ad un passato fatto di contaminazioni culturali, di influenze migratorie e di crescita sociale, nonché un futuro che deve basarsi sulla forza e sulla costante ricerca di affettuoso contatto nel passato: musiche di Astor Piazzolla, Caetano Veloso, Mercedes Sosa e dei più grandi autori figli dei “due mondi”.

La figura di Domenico Modugno è rimasta centrale nel panorama italiano della musica d’autore. Il passare del tempo non ha scalfito la prorompente modernità del celebre cantante pugliese, anzi, soprattutto nell’ultimo decennio Modugno è stato recuperato dalla nuova onda sonora legata al folk rock che ne ha rivendicato la discendenza.

Domenico Modugno ha avuto una carriera ricca di sfaccettature: come autore è stato il primo a fondere la musica popolare con la canzone d’autore, quindi ha abbracciato e rinnovato il panorama della musica leggera, è stato attore di teatro e di cinema, un personaggio unico. Questo spettacolo intende contestualizzare l’arte di Domenico Modugno restituendola alla sua terra di provenienza. Non a caso la Puglia sta vivendo proprio in questi anni una sorta di Rinascimento, basti pensare a come il Salento è stato in grado di valorizzare la cultura musicale legata alla Taranta e alla Pizzica, rendendola un fenomeno popolare in tutta Italia e all’estero e ricevendone un grande ritorno in termini di immagine e di indotto economico. Così una figura come quella di Modugno, che da Polignano a Mare, provincia di Bari, ha portato le sue radici in giro per il mondo, può essere il perno intorno al quale costruire la nuova musica di questa parte di Puglia.

Un concerto che rivisita la vita e le canzoni del grande cantautore Domenico Modugno in forma di oratorio teatrale e musicale. Suoni, storie, narrazioni che si sono riferite e ispirate alla tradizione millenaria del meridione d’Italia: una terra fatta di contatti. Terra di emigrazione e di ospitalità al tempo stesso. Terra di lavoro, di memoria, di sguardi che attraversano i filari di alberi per finire nel mare. Le impennate vocali di Domenico Modugno celebrano la terra, il senso dello stare insieme, la lingua del mare. Sulla scena i Radicanto che con i loro arrangiamenti ridisegnano con fascino, eleganza e forte carica emotiva le melodie del cantautore. La musica accompagna il racconto teatrale illustrato dalla voce narrante di Maria Giaquinto (cui è affidata anche la regia) che conduce lo spettatore in un viaggio emozionante attraverso la poetica frizzante e carica di pathos di Domenico Modugno rievocando un pezzo importante della storia e del costume dell’Italia dal dopoguerra ai giorni nostri. L’allestimento, prodotto e messo in scena dallo stesso ensemble, si ispira al “teatro canzone” quale forma d’arte musicale e teatrale. Nel teatro canzone il testo, la musica (alcune canzoni sono veri e propri macro-testi), i monologhi, la luce, contribuiscono ad allargare la tensione emotiva strutturandosi, grazie alla loro combinazione, in una rappresentazione che lega la canzone d’autore all’approccio dialogico con lo spettatore affrontando tematiche di forte impatto sociale e culturale.

In scena, una donna attraversa le stagioni della vita di Domenico Modugno dalla Puglia al nord, dalla passione per il teatro e il cinema, alla radio, alla canzone, al festival di Sanremo, alla carriera internazionale. Dalle vicissitudini di una vita semplice che deve affrontare le impellenze del quotidiano, all’incontro con Franca, alla televisione. Dal teatro impegnato e pittoresco alla musica di cassetta. Affrontando tutto con leggerezza e istinto, senza regole. Su tutto la musica che disegna e confeziona vestiti nuovi e freschi con arrangiamenti originali per abitare le liriche senza età di Mimmo.

Calle Mambo, Chilean group that was formed in 2013 and who will be in an European tour from April to October 2024 to celebrate their new album «Retumba la Tierra» released in March!

After a Summer European Tour during 2023 (35gigs and festivals from Portugal, France, Spain, Italy, Switzerland, Netherlands..) Calle Mambo come back with contagious latin sounds (Huayno, Cumbia, Timba, Caporal…)With a unique own Sound and all original compositions, the goal of their music is to unify the Latin-American folklore with the modernity of the electronic beats and urban music songs.

Playing over 10 instruments on stage, it is a symbol of the diversity and richness of Latin music (Quena, Quenacho, Cuatro, Charango, Tiple, Gaita, Zampoña, Ronroco, Timbal…). Calle Mambo is offering you an amazing journey around all the continent, dancing and eclectic !

Italian-based vinyl promoters and dancing attitude developers by different genres, styles and countries. From r&b, soul/funk to tropical discoteque, from reggae, calypso and ska to breaks, movie themes and hip hop, from Brazil to Cumbia by crossing the italian popular music, and many more unexpected sources of rhythm, happiness, dance, always connected with a social purpose.

La magia del contrappunto. Opere di Johann Sebastian Bach (1685-1750) tratte in parte dal cosiddetto Libretto per clavicembalo di Wilhelm Friedemann Bach e dal Libretto di Anna Magdalena Bach.

Bach non sarebbe Bach se nelle composizioni originariamente scritte a scopo didattico per strumenti a tastiera non avesse pensato immediatamente alla possibilità di aggiungere strumenti supplementari. L’ensemble si propone di esplorare i pensieri musicali di Bach, ampliando il testo musicale con una ulteriore dimensione sonora.

Johann Sebastian era un eccellente virtuoso delle tastiere, ma si dice che fosse anche un eccellente suonatore di archi. La viola d’amore a chiavi, chiamata anche nyckelharpa, probabilmente non più in uso nel periodo barocco tedesco, unisce però nella sua particolarità le due anime musicali di Bach: su questo strumento ad arco, il cui suono viene addolcito da numerose corde di risonanza, le note vengono suonate, con una tecnica simile a quella del clavicordo, con l’aiuto di una tastiera. Grazie alla particolare formazione dell’ensemble, le composizioni originali, le trascrizioni e gli arrangiamenti eseguiti in questo concerto si sviluppano con una sonorità completamente nuova, valorizzando la grande complessità armonica e melodica tipica del grande compositore.

ANNA-LIISA ELLER (Estonia) è da anni la solista di kannel più attiva in ambito internazionale. Il suo principale focus in ambito musicale è sulla musica antica e su quella contemporanea di avanguardia. Ama sperimentare e ampliare le possibilità del kannel cromatico estone. Questo strumento esotico, poco conosciuto al di fuori dei paesi baltici, è stato descritto da diversi ascoltatori come “il suono dal paradiso”. Anna-Liisa si è laureata con lode nel 2014 presso l’Accademia di Musica e Teatro dell’Estonia. Anna-Liisa collabora strettamente con diversi ensemble di musica antica. Nel 2021 è stato pubblicato il suo CD solista “Strings Attached: The Voice of Kannel” sotto Harmonia Mundi. Ha ricevuto numerosi feedback positivi dalla stampa musicale internazionale ed è stato premiato come “Album di musica classica estone dell’anno 2021” e con il premio annuale della Fondazione Culturale Estone nel 2021.

ANGELA AMBROSINI (Germania) suona nyckelharpa sin da giovanissima. Negli ultimi anni ha eseguito numerosi concerti in vari paesi europei suonando in ensemble di fama internazionale, come Oni Wytars, la Capella Antiqua Bambergiensis, Ensemble Triskilian (Germania), il coro Vox Clamantis e la Filarmonica di Tallinn (Estonia), con il sestetto “Festa Italiana” di Lucilla Galeazzi (Italia) e con La Chimera (Italia/Argentina) e ha registrato per la prestigiosa etichetta ECM Records. Diplomata in nyckelharpa presso l’European Nyckelharpa Training, ha anche partecipato come esecutrice e compositrice al progetto europeo ENCORE (European Nyckelharpa Cooperation – ORchestral Experience). www.angelaambrosini.eu

MARCO AMBROSINI (Italia) è conosciuto come il pioniere della nyckelharpa in Europa continentale (una viola d’amore a chiavi, in uso anche in Italia sia dal Medioevo ma in tempi moderni simbolo della musica tradizionale svedese). Originariamente violinista classico, si è dedicato alla viola a chiavi sin dagli anni ottanta e si esibisce con questo strumento nei teatri più prestigiosi, come la Scala di Milano, la Carnegie Hall di New York, la Filarmonica di Berlino o collaborazioni con la Filarmonica di Mosca. Negli ultimi anni ha preso parte a numerose produzioni radiofoniche e televisive e a registrazioni come solista, compositore o membro di numerosi ensemble di musica antica e di musica d’avanguardia. www.ambrosini.de

VALENTIN COINTOT (Francia) è un appassionato multistrumentista che si è formato fin dalla tenera età presso il Conservatorio di Belfort. Dopo un master in musicologia presso l’Università di Strasburgo nel 2014, si è dedicato all’insegnamento e nel 2016 ha conseguito il Diploma in Formazione Musicale presso il CEFEDEM di Metz. Parallelamente all’attività di educatore, è entrato a far parte del Conservatorio Nazionale di Musica e Danza di Parigi, dove ha ricevuto i premi per la Storia della Musica nel 2019 e i Métiers de la Culture Musicale nel 2020. Docente presso il Conservatorio di Belfort e appassionato di organologia, è molto interessato a strumenti insoliti, lontani dalle nostre pratiche per motivi storici, geografici o culturali. Molto legato alla musica antica e tradizionale, è particolarmente sensibile ai processi di trasmissione orale che alimentano anche la sua pedagogia. Si esibisce con gli ensembles «La Saltarelle» (musica rinascimentale) e «Décibels & Co» (ensemble vocale a cappella di cui è co-fondatore).

EVA-MARIA RUSCHE (Germania) ha studiato musica sacra, organo e strumenti storici a tastiera a Lubecca, Vienna e Stoccarda con Michael Radulescu, Jürgen Essl, Arvid Gast, Franz Danksagmüller, Hans-Jürgen Schnoor, Gordon Murray e Jon Laukvik. Ha partecipato a numerosi corsi di perfezionamento e ha insegnato clavicembalo all’Università Musikhochschule di Stoccarda. Attualmente vive a Costanza come musicista freelance ed insegnante di musica. Ha registrato per la prestigiosa ECM Records ed è attiva come solista e membro di formazioni internazionali come l’Ensemble Supersonus, Oni Wytars o il Konstanzer Kammerchor, con i quali si esibisce al clavicembalo, piano, organo e fortepiano. www.evamariarusche.eu

La musica e la voce di Claudio Prima, accompagnato dal Progetto Se.Me, raccontano con musiche e testi inediti, le avventure di Nina, ragazza di origine albanese cresciuta in Italia, con una storia personale che la lega ancestralmente con la sua terra d’origine e con la danza, una storia che è impressa nel suo nome e la spingerà a cambiare il suo destino. Una storia moderna, eppure senza tempo, che intreccia le sue pieghe più intime con le musiche originali che la sostengono e le fanno da cornice, in uno spettacolo appassionante che trascina e commuove. Una storia che appartiene archetipicamente a tutte le donne del Sud, fiere e sinuose, come il mare che le accomuna.

Claudio Prima scrive le musiche di questo spettacolo e si sperimenta nella scrittura e nella messa in scena di un racconto inedito, elaborando una forma di concerto nel quale il racconto penetra le trame musicali, plasmandone la forma per sostenere la parola detta, che a tratti si trasforma in canto. La regia è affidata a Marcelo Bulgarelli, noto attore e regista brasiliano già vincitore di importanti riconoscimenti (Premio Funarte 2007, Premio Açorianos 2010) e massimo esperto di biomeccanica teatrale in Brasile.

Il progetto Sé.me fonde le sonorità italiane dell’organetto con quelle del violoncello di Marco Schiavone, protagonista quest’ultimo di importanti collaborazioni (Giovane Orchestra del Salento, La Municipal, Orchestra della Magna Grecia). Il repertorio scandaglia i fondali del Mediterraneo con una scrittura originale che condensa più di vent’anni di ricerca sulle musiche cosiddette ‘di confine’ e sulle inaspettate connessioni fra le tradizioni del mare di mezzo.